Centoquarantatré milioni di euro. È la cifra ricostruita dalla Polizia Postale relativa alle truffe finanziarie online commesse in Italia in soli otto mesi. Un dato che colloca il tema delle truffe crypto deepfake come riconoscerle tra le priorità concrete per chiunque gestisca risparmi o semplicemente navighi sui social senza troppi sospetti.
Il meccanismo che sta dietro a questi numeri non è più quello, ormai datato, dell’email scritta male con richieste di bonifici a principi nigeriani. Oggi il tranello passa spesso da un video: il volto di un imprenditore noto, di un giornalista finanziario, di un volto televisivo che promette rendimenti garantiti su una piattaforma di criptovalute. Il problema è che quel volto, quella voce, quei movimenti delle labbra, sono generati artificialmente e non appartengono a nessuna persona reale che abbia mai pronunciato quelle parole.
Truffe crypto deepfake: perché funzionano così bene
CONSOB, l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani, ha lanciato un allarme specifico su questo fenomeno perché i sistemi di generazione video sono diventati accessibili e rapidi da usare anche a chi non ha competenze tecniche particolari. Basta un archivio di interviste pubbliche di una persona famosa per costruire un filmato sintetico in cui quella persona “consiglia” un investimento che non ha mai raccomandato nella vita reale.
La forza persuasiva di questi contenuti sta nella fiducia trasferita: se un volto riconoscibile, che il pubblico associa a competenza o autorevolezza, sembra avallare un prodotto finanziario, la soglia di sospetto si abbassa drasticamente. Chi progetta queste campagne lo sa, e sceglie con cura personaggi che godono di credibilità in ambiti specifici, dall’economia allo spettacolo.
Come riconoscere un video deepfake prima di investire
Alcuni segnali restano rilevabili anche a occhio nudo, pur con la qualità crescente delle produzioni sintetiche. Il primo riguarda la sincronizzazione tra audio e movimento delle labbra: nei filmati di minore qualità si notano ancora piccoli sfasamenti o rigidità innaturali nella mimica facciale. Il secondo riguarda il contesto di diffusione: un annuncio di investimento con rendimenti garantiti, diffuso solo tramite link sponsorizzati su social e mai ripreso da testate finanziarie riconosciute, è di per sé un indizio pesante.
Un altro elemento da controllare è la piattaforma su cui si viene indirizzati dopo aver visto il video. Le truffe che sfruttano i deepfake puntano quasi sempre a portare l’utente fuori dai canali regolamentati, verso siti di trading non autorizzati che non compaiono negli elenchi ufficiali degli intermediari vigilati. Verificare l’esistenza di un ente su questi registri richiede pochi minuti e può evitare perdite consistenti.
Per un quadro più ampio sulle caratteristiche tecniche di questi contenuti generati artificialmente, può essere utile approfondire come riconoscere un deepfake nelle sue forme più diffuse, non solo quelle a scopo finanziario.
Il ruolo di CONSOB e la vigilanza sui falsi consulenti
L’allarme di CONSOB non riguarda solo i video con celebrità, ma anche una variante più insidiosa: profili di finti consulenti finanziari, costruiti con foto rubate e biografie plausibili, che contattano direttamente le potenziali vittime su chat e social. In alcuni casi la voce sintetica viene usata anche in videochiamate dal vivo, con risposte generate in tempo reale a domande poste dall’interlocutore, rendendo l’inganno ancora più difficile da smascherare per chi non ha familiarità con questi strumenti.
La combinazione tra deepfake video e finti profili professionali crea un impianto di credibilità a più livelli: prima il video pubblicitario, poi il contatto personalizzato che sembra confermare quanto visto. È una sequenza pensata per erodere progressivamente lo scetticismo iniziale della vittima.
I numeri della Polizia Postale e la scala del fenomeno
I 143 milioni di euro ricostruiti dalla Polizia Postale in otto mesi non rappresentano un episodio isolato, ma la somma di migliaia di segnalazioni distribuite su tutto il territorio nazionale. Le fasce di età coinvolte sono trasversali: non si tratta solo di persone anziane con minore familiarità con la tecnologia, ma anche di utenti abituati ai social che si fidano di contenuti condivisi da conoscenti o apparsi in gruppi tematici dedicati agli investimenti.
La normativa europea sta cercando di intervenire sul fronte della trasparenza dei contenuti generati con intelligenza artificiale. Gli obblighi introdotti dall’AI Act sulla trasparenza dei deepfake impongono etichettature specifiche per i contenuti sintetici, ma la loro efficacia dipende dall’adozione da parte delle piattaforme e dalla capacità di applicarli anche a contenuti diffusi da account creati apposta per eludere i controlli.
Cosa fare in caso di sospetto contatto fraudolento
Chi riceve una proposta di investimento accompagnata da un video con un volto noto dovrebbe verificare in modo indipendente la fonte, cercando conferme sui canali ufficiali della persona coinvolta o dell’azienda citata. Un dettaglio spesso trascurato: le celebrità che compaiono in questi filmati raramente ne sono a conoscenza, e in molti casi hanno già denunciato pubblicamente l’uso non autorizzato della propria immagine.
Segnalare il contenuto alla piattaforma su cui è stato individuato, oltre a sporgere denuncia alla Polizia Postale, resta il passaggio più utile per contribuire alla rimozione e al tracciamento di queste reti. Le autorità di vigilanza raccolgono questi segnali per costruire elenchi aggiornati di siti e profili sospetti, uno strumento che aiuta a prevenire nuove vittime anche se non recupera necessariamente le somme già perse.
Resta il fatto che la tecnologia usata per costruire questi inganni continuerà a perfezionarsi più rapidamente delle contromisure disponibili al pubblico generalista. Chi promette un rendimento garantito, in un video che pare confezionato per un pubblico televisivo, sta probabilmente vendendo qualcosa che non esiste: il problema è che sempre meno persone hanno gli strumenti per accorgersene in tempo.